TERZA PAGINA n° 99

 

Siamo alle solite. Sembra sempre così facile, riempire questa colonna ogni tre mesi. In realtà non lo è. Abbiamo finito per guardare con invidia chi, per giunta mensilmente, riesce a stipare, magari con fatica, le proprie parole in spazi ampi il doppio, se non il triplo del nostro. Quindi, essendo sprovvisti di argomenti non banali ma di interesse più o meno generale, i lettori ci scuseranno se occuperemo, in maniera totalizzante (avremmo voluto farlo in occasione dei prossimi due numeri, il 100 e quello del nostro 25esimo compleanno, ma crediamo di esserci giocati qui queste possibilità), questa parte della rivista parlando dei contenuti di questo numero. Di una cosa vi sarete già accorti: ha otto pagine in più. Che poi questa abbondanza di pagine possa rivelarsi portatrice di contenuti, più o meno qualitativi e condivisibili, questo è un altro discorso. Infatti se sappiamo di correre il rischio di essere lapidati per il reportage dal festival di Austin (la iella ha voluto che il nostro inviato “perdesse” i pochissimi eventi blues inclusi), probabilmente ce la caveremo solo con la fustigazione per le interviste a Chip Eagle e Ry Cooder. Dopo di che non vogliamo imbastire una difesa d’ufficio, ma solo spiegare il perché delle nostre scelte che potranno essere, giustamente, condivise o meno. Austin era un rischio, l’abbiamo corso e ce lo accolliamo. Per quanto riguarda Eagle, che era stato preceduto da Jay Sileman e Scott Barretta, abbiamo solo voluto sentire il loro parere sui rapporti tra la musica Blues, le riviste e le organizzazioni, in quanto ci sembra un tasto dolente che sinora quasi nessuno ha voluto affrontare. Un discorso analogo vale per Cooder, di cui abbiamo raccolto le parole in quanto importanti al di là della recensione del disco stesso che, come vedrete, è stata omessa. Ci interessava l’uomo. Se poi, dopo questa tiritera, avrete ancora voglia di apprezzare lo sforzo di presentarvi Sam & Dave, le idee di Big George Brock, Bill Abel, Nick Moss, Lightnin’ Malcolm e soprattutto la profonda partecipazione con cui Mavis Staples ci ha parlato della sua vita, vi renderete conto che, di fronte a tuttociò, è quasi umano che non si abbia più niente da dire. Buona estate, ovunque voi siate.

Il Blues 

   

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